dannato

I denti di Michelangelo

Alla scoperta del dente del peccato

In apertura del 18esimo congresso internazionale della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, svoltosi a Rimini ad inizio marzo, lo storico dell’arte: Marco Bussagli, ha approfondito il tema della rappresentazione dei denti nella storia dell’arte, in particolare nell’opera di Michelangelo.

Infatti, molti degli affreschi e delle sculture di questo grande artista presentano una anomalia ricorrente, cui Bussagli ha dedicato perfino un libro, I denti di Michelangelo (Medusa, 2014), indagine di piacevole lettura e spessore saggistico fra medicina, arte e teologia.

La bizzarra caratteristica anatomica michelangiolesca è la presenza di un dente sovrannumerario (cioè, in eccesso rispetto al numero di denti normale) localizzato proprio al centro dell’arcata superiore. Questo elemento, reperto clinico di rara frequenza nell’ambito delle iperdonzie (anomalie di numero dei denti), è noto anche come «mesiodens».

Di quel dente in più parlano anche diversi trattati medici coevi o antecedenti a Michelangelo, il quale, da appassionato di anatomia, certamente li conosceva. Ad esempio, nella Pratica Maior di Michele Savonarola si parla del mesiodens enumerandolo tra i «dentes dictos bastardi sic dicti», i cosiddetti denti bastardi.

Alcuni fra i tanti esempi illustri di personaggi michelangioleschi dotati di mesiodens sono: la Furia infernale (o Anima dannata) della Gallerie degli Uffizi; le Teste grottesche del British Museum; la Ugly Cleopatra rinvenuta a Casa Buonarroti sul retro dell’altra Cleopatra, e considerata simbolo di lussuria; il carnefice che eleva la croce su cui perirà San Pietro in un affresco della Cappella Paolina in Vaticano…A questi si aggiungono diverse figure rappresentate nella Cappella Sistina, ed appartenenti alle schiere dei demoni, dei dannati o di personaggi dell’Antico Testamento “ante Gratiam” che sempre vogliono richiamare alla miseria umana o sono in qualche modo assimilati al peccato.

Era credenza antica, infatti, che il quinto incisivo, che rompeva l’armonia del corpo, rappresentasse una forma di bestialità o, per dirla con Bussagli, «il riflesso fisico della mancanza spirituale della Grazia».

cristoE’ interessante a questo punto notare come il mesiodens sia una caratteristica anche della celebre scultura della Pietà, nella figura del Cristo morto. Una delle spiegazioni è che Michelangelo abbia voluto raffigurare il fatto che Cristo abbia preso su di sé i peccati del mondo e nel suo corpo morto si identifica la morte del male.

«Quel dente in più – argomenta Bussagli – testimonia la misericordia per l’incapacità dell’Uomo di comprendere perfino i doni che Dio ci ha fatto (incluso quello della Redenzione), per la caparbia miopia di seguire il nostro apparente tornaconto».

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